
Una visita la meritano anche le tante torri di cui è disseminato il territorio, alcune delle quali ottimamente restaurate dalla Soprintendenza.
Nei pressi della Grotta dell'Uzzo si trova l'omonima torre, e poi a seguire andando da levante verso ponente si incontrano: la torre 'Mpisu (o 'Impisu, impiccato) - foto in alto -, torre 'Sceri ("Usceri"), Torrazzo, torre Isulidda.
Le torri Uzzo, 'Mpisu (nome originale Jazzolino), 'Sceri, Isulidda, quella di Cofano più a ponente, rientrano nella pianificazione delle torri di avvistamento costiere realizzata nel 1583 dall'architetto fiorentino Camillo Camilliani, incaricato dal Viceré del tempo di organizzare le difese costiere dell'isola contro le incursioni dei corsari, e - ad eccezione della prima, cilindrica - hanno tutte una identica struttura a base quadrata, con pochi e semplici divisioni interne ed una capiente cisterna per raccogliere l'acqua piovana. Erano tre di regola i militari addetti alla guardia in ciascuna torre. Le torri Isulidda e Cofano sono state restaurate recentemente. Sulla Piana di San Vito il Camilliani aveva fatto costruire un'altra torre ("Roccazzo") distrutta nel 1935 per far posto a un edificio militare.
Nei pressi del porto principale di San Vito c'è un'altra torre molto bella, ben restaurata, che dovrebbe divenire sede di un museo archeologico: è il "torrazzo", struttura cilindrica completamente diversa dalle altre del territorio, di probabile costruzione araba.
Altro "monumento" importantissimo è la grotta dell'Uzzo che si trova proprio nel mezzo della Riserva dello Zingaro, ad una sessantina di metri sul livello (attuale) del mare; studiata per la prima volta nel decennio del 1920 da uno scienziato francese - Raymond Vaufrey - a partire dagli anni '70 è stata al centro di ripetute campagne di scavo che hanno messo in luce la grandissima importanza di questo sito, abitato dall'homo sapiens già nel periodo mesolitico, dieci - ottomila anni addietro.
Qui gli uomini vivevano, pescavano (sono state rinvenute spine di cernie, saraghi, murene), cacciavano, e seppellivano i loro morti (la parte principale dei rinvenimenti è costituita infatti da sepolture e arredi funerari); sono state individuate anche diverse incisioni sulle pareti della grotta. Le ossa di animali rinvenute tra le selci (pietre scheggiate per farne armi, coltelli, punteruoli) confermano la presenza nella zona di cervi e cavalli.
Il territorio è ricco di grotte, molte delle quali conservano pitture rupestri e incisioni: il complesso delle Grotte dell'Isulidda sotto l'omonima torre, cinque antri in tre dei quali sono state rinvenute incisioni del "paleolitico superiore" (da 40 mila a 10 mila anni fa) e disegni raffiguranti cervi; la Grotta dei Cavalli a Cala Mancina con pitture rupestri raffiguranti figure umane, il sole, una imbarcazione stilizzata; la Grotta dei Ciaraveddi e quella del Racchio, nei pressi dell'abitato di Macari, dove sono state rinvenute molte selci; la grotta Zubbia, sul Piano di Sopra, che si apre sottoterra ed è interessante da visitare (si estende per qualche centinaio di metri).
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