La Balena Bianca nuota al largo di San Vito Lo Capo

La Balena Bianca nuota al largo di San Vito Lo Capo

La Balena Bianca nuota al largo di San Vito Lo Capo

28/11/2015

Là in fondo, dove i sogni si immergono nel mare e questo si fonde col cielo, nuota il Leviatano.
Enorme, silenzioso, veloce, appare e scompare. Miraggio lontano, isola che non c’è, sirena. La Balena Bianca di tutti i pescatori. Inseguita ma mai odiata. Desiderata certamente.

Una nuova frontiera si è aperta agli amanti del mare che tengono la barca a San Vito Lo Capo, porto tranquillo e sicuro d’estate e d’inverno: la traina d’altura.

Qui, al largo del Monte Monaco, in autunno passano le fantasmagoriche Lampughe che i pescatori locali chiamano capuna e che i re Minoici quattromila anni fa conoscevano tanto bene da commissionarne il dipinto a un anonimo pittore dell’epoca; divertenti da catturare trainando variopinti polpetti di plastica, eccellenti sulla tavola cucinati in tutti i modi possibili, lessi con olio e limone, fritti, al forno, sulla griglia, e chi più ne ha …

Lampuga o Capune

I capuna (ma il nome scientifico è Coriphoena hippurus - foto in alto ) da fine agosto a dicembre passano a branchi di migliaia di individui al largo della costa, dove i pescatori tendono loro le trappole galleggianti che chiamano cannizzi ben sapendo che questo pesce si ferma sotto ogni cosa che faccia ombra; fino a duemila anni fa i marinai andavano mare mare cercando i relitti portati dalle correnti sotto i quali catturare le corifene, poi si inventarono il trucco per fermare la migrazione dei pesci e ancorarono al fondale i rami ombrosi delle palme o le canne intrecciate.

Dai primitivi pochi metri dalla riva, oggi i cannizzi arrivano fino a 15, 20 miglia dalla costa, a volte più lontano ancora, dove solo i potenti motopescherecci di oggi possono arrivare. Ma ci arrivano anche i veloci motoscafi d’altura che assieme ai capuna insidiano i grandi abitanti del mare che Hemingway ha onorato nel suo capolavoro “Il vecchio e il mare”: guizzanti Pescispada, agili Aguglie imperiali, possenti Tonni, veloci Alalunghe, curiosi Alletterati, tutti parenti mediterranei dell’enorme Marlin che Santiago inseguì, catturò, maledicendo gli squali che morso a morso poi ne strapparono le carni.

navigando al largo di San Vito Lo Capo

Cinque, dieci, venti, trenta miglia con la prua lanciata verso il mare che diviene cielo e col faro che diventa minuscolo dietro la poppa … le lenze che inseguono la barca, il solco effimero e candido lasciato dalle eliche che il mare ricopre dopo un po’, i gabbiani incuriositi dalle esche artificiali che saltellano sull’onda.

Mare blu cobalto dappertutto, macchiato dalle nuvole che appannano il sole.
Tartarughe marine che si immergono al passare della barca.
Delfini che giocano con i baffi d’acqua alzati dalla prua.

navigando al largo di San Vito Lo Capo


Ogni tanto una canna si flette, la frizione del mulinello gracida, a trenta metri dalla poppa un pesce cerca di liberarsi dall’amo che gli ha trafitto la bocca, sulla barca un uomo recupera metro dopo metro il filo per portare a bordo il pesce. Una volta vince l’uno, una volta l’altro. Il pesce libero tornerà immediatamente a cacciare i pescetti, l’uomo deluso riprenderà a insidiarlo.
Capita che tra una Lampuga da un chilogrammo e un’altra da mezzo chilo all’amo abbocchi il maestoso Re dei mari, il Tonno, o l’Aguglia parente del Marlin, e allora la gara a chi è più bravo si fa appassionante.

Si combatte per essere il migliore.
Alza la canna, abbassa la canna, gira la leva del mulinello, recupera, molla filo, recupera ancora … il pesce salta fuori dall’acqua, il pescatore ne asseconda gli sforzi per non spezzare la lenza. Il mondo intero si ferma, la foschia nasconde il Monte Monaco, solo mare attorno, i gabbiani si librano silenziosi sopra l’acqua screziata dalla coda del Leviatano …

Non importa come finirà la sfida, forse il filo si spezzerà, forse il Pesce arriverà sotto bordo e allora il Pescatore deciderà se sfregiarlo col raffio e issarlo sulla barca o tagliare la lenza e restituirlo al mare.
Comunque vada, la Balena Bianca continuerà a nuotare in questo mare dove la terraferma è un’idea astratta e il cielo una meta irraggiungibile. La navigazione non è più il mezzo per conquistare la preda sognata, ma diventa essa stessa il concretizzarsi del sogno.
E così, all’alba, si salpa dal porto sanvitese verso quell’ombra che fende il mare laggiù, dove le nuvole sembrano isole, il luogo dell’anima dove non importa cosa catturerai, ma solo l’esserci andato.

Alba a San Vito Lo Capo

Testo e foto di Ninni Ravazza


Autore: by
SanVitoweb.com
          

Strutture in Evidenza