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il porticciolo di san Vito Lo Capo

Ancora oggi quello sanvitese è un mare molto pescoso: cernie, saraghi, ricciole, ombrine e dentici sono prede comuni, e non solo per gli eccellenti pescatori locali; subacquei e pescatori di superficie qui hanno la possibilità di realizzare i carnieri più ricchi.
La numerosa flotta peschereccia locale si dedica alla piccola pesca costiera, usando le reti fisse da posta ("tremaglie"), i "conzi", la "paranza" o rete a strascico, il "cianciolo" o rete da circuizione, le "nasse", lo specchio e la fiocina sui fondali più bassi, la tradizionale lenza per la pesca a fondo e la traina. La mattina al porto direttamente sulle barche appena rientrate - o nelle botteghe dei rigattieri - si possono acquistare saraghi, ricciole, cernie, aragoste, ritondi, salpe, occhiate, spigole, totani e polpi ancora vivi.
Per i pescatori non professionisti due sono i sistemi di pesca maggiormente praticati, e più divertenti perché assicurano buoni carnieri e ore liete: la traina e la pesca dei totani, cefalopodi simili ai calamari ma dal sapore più forte (molti buongustai li preferiscono ai parenti più famosi). I due tipi di pesca richiamano a San Vito un numero altissimo di appassionati, ma sono profondamente diversi tra loro.
La traina si pratica di giorno: dalla barca in cammino quasi al minimo della velocità si calano lunghe lenze alla cui estremità esche naturali (calamari, piccoli pesci) o artificiali (piume, pesciolini finti, polpi di gomma, cucchiaini di metallo e così via) ingannano i pesci predatori (ricciole, dentici) che credono di aver trovato il pasto e invece finiscono presi all'amo. C'è poi un altro tipo di traina, che va bene anche per i non esperti e che nel periodo settembre - novembre assicura divertimento, sorprese, ed ottimi piatti di pesce prelibato. Si tratta della traina ai "caponi" ed ai tonnetti, pesci azzurri che nei mesi autunnali compiono la loro migrazione passando al largo delle coste siciliane: il mare davanti Capo San Vito sembra essere una delle zone migliori per questo genere di pesca, largamente praticato anche dai pescatori professionisti, che però usano una particolare rete da circuizione.
pescatori di San Vito Lo capoL'altro tipo di pesca è quello ai totani, che si pratica di notte, preferibilmente quando non c'è la luna. Dalla barca ferma, trasportata dalla corrente, su fondali mai inferiori ai 50 /60 metri si cala una lunga lenza alla cui estremità al posto dell'esca c'è la cosiddetta "totanara", un cilindro metallico o di piombo con una corona di ami appuntiti, dotato di una luce intermittente alimentata da piccole pile: nelle profondità marine il totano, animale che di notte va a caccia di piccoli pesci, scambia la luce artificiale per la scia di una preda in fuga, e afferrandosi all'attrezzo viene catturato dagli ami.
La pesca col bolentino (o con canna e mulinello) dalla barca assicura ancora ricchi carnieri di viole ("donzelle" in italiano) e serranie, con la sorpresa sempre possibile di luvari ("pagelli") e piccoli dentici, tutti pesci di piccola taglia eccellenti per la frittura. Per il posto, basta allontanarsi un poco dalla costa: i risultati sono simili ovunque.
Un cenno a parte merita un altro "prodotto" di questo mare generoso, il più prezioso dei suoi doni: il Corallo. Per secoli i fondali di San Vito hanno regalato ai pescatori il corallo più bello, quello che i commercianti pagavano come fosse oro. Nel 1300 il corallo di Trapani, San Vito lo Capo e Bonagia, era noto in tutto il Mediterraneo, e ritenuto della migliore qualità. Sugli scogli di Cala Mancina e del "Taglio Spada" (un precipizio sottomarino ad un miglio e mezzo dalla riva) il meraviglioso corallium rubrium, l'oro rosso del nostro mare, vive ancora, ed è possibile acquistarne qualche bel ramo finito per caso fra le reti dei pescatori.


 
 
 
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